Gli insetti sono tutti a dormire – Valerio Valentini

gli-insetti-sono-tutti-a-dormireI racconti più belli sono quelli che non dicono, quelli che lasciano spazio al nostro pensiero, alle nostre conclusioni. I racconti brevi, e alcuni di quelli brevissimi di questa raccolta, hanno proprio questo pregio: lasciarci con una domanda, con una sottile, piacevole insoddisfazione. Che poi si trasforma in voglia di saperne di più, di volerne ancora, di infilarci tra altre righe di storie che sulle prime pensiamo che non ci appartengano, sbagliandoci di grosso. I racconti di “Gli insetti sono tutti a dormire” scivolano uno dopo l’altro, come se sfogliassimo un album di fotografie. Istantanee di uomini e donne davanti a una scelta, rapporti finiti e speranze di salvezza, solitudini condivise e quel senso di aver perso il momento giusto per fare qualcosa, qualsiasi cosa ci aspettassimo dalla vita. Alcuni racconti, come “Tavola calda”, “Carciofi” o “L’ultimo giorno di Phonola” sono un pugno nello stomaco, un gancio inaspettato a cui volgiamo l’altra guancia. Perché non ce ne è mai abbastanza di racconti come questi. E per quanto questo libro sia generoso in questo senso (sono ben 27 i racconti), non ci basterà: ne vorremo subito un altro.

“Gli insetti sono tutti a dormire”, nella sua bella edizione (notevole anche l’illustrazione della copertina), è disponibile qui

 

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Piccoli pensieri omicidi – Gabriella Galt

piccoli-pensieri-omicidiAlzi la mano chi, almeno una volta, ha immaginato di uccidere qualcuno. Alzi la mano chi ha immaginato di farlo in modo fantasioso, creativo, esemplare. Ecco, se avete alzato la mano due volte (ma anche se lo avete fatto una volta sola), potrete soddisfare la vostra fantasia con questa raccolta di racconti killer, “Piccoli pensieri omicidi”. Racconti brevi, brevissimi anzi, circa sessanta esecuzioni che ci liberano dei personaggi ingombrati, petulanti o fastidiosi del nostro quotidiano. Un tributo a Max Aub e ai suo “Delitti esemplari”, ma con una vena ironica e italianissima che strizza l’occhio a Campanile e a Flaiano, e una voce, quella della scrittrice Gabriella Galt (uno pseudonimo: come tutti gli assassini navigati), pungente e originale. Leggetelo su un autobus affollato, sottobanco durante una riunione di lavoro, a casa con tutto il parentado riunito in salotto, in strada quando incrociate un ex. E non osate dire che non sia un’ispirazione.

Piccoli pensieri omicidi è disponibile qui

Bestiario – Julio Cortàzar

cortazar1“Chi non legge Cortàzar è condannato”, secondo Neruda. “Cortàzar è il migliore”, diceva Bolaño. E Borges, lui lo adorava. E niente, con una presentazione così, non ci sono scusanti: bisogna leggerlo.
Cortàzar è uno di quegli autori che aveva capito tutto della letteratura e della dipendenza che può creare su un lettore. Lui ti spinge con un calcetto nelle sue storie, ti fa chiudere gli occhi e ti fa fare il giro su te stesso per tre volte, poi ti butta fuori. E tu ti senti sbronzo di meraviglia, ancora immerso nelle sue atmosfere surreali, legato ai suoi personaggi distonici. “Bestiario” è una raccolta di alcuni dei suoi racconti più significativi e profondi, la chiave, secondo me, per capire qualcosa del più europeo degli scrittori sudamericani. Ancora più di “Rayuela”, il suo romanzo più famoso, ancora più delle poesie. Leggete il racconto “Casa occupata” e poi ditemi se non vi tornerà in mente come un’ossessione. Leggete “Lettera a una signorina a Parigi”, e scommetto qualsiasi cosa che chiuderete gli occhi e proverete a immaginare come deve essere vomitare un coniglietto.
Bonus track: Cortàzar che legge “Casa occupata”. È in spagnolo, ma se non conoscete la lingua non importa: ascoltate la musicalità della sua scrittura. Godetevelo qui

Il Silenzio del Lottatore – Rossella Milone

il_silenzio_del_lottatoreImmagina sei donne, di età diversa: da una primissima adolescenza di domande e scoperte a una maturità di dubbi e constatazioni. Immagina di averle accanto. Riconosci la tua amica del liceo, quella a cui volevi somigliare. Vedi la donna che cammina da sola nella folla, la madre con un bimbo che le dorme pesantemente addosso, la bambina taciturna. Puoi sentire il loro respiro, puoi vedere le espressioni dei loro volti, puoi sentire la loro storia. È tutto qui dentro, in questi sei racconti pieni di vita, quella vera. Quella che ha l’odore forte di un mercato del pesce, che ha il ritmo di una sfrenata danza irlandese, che ha i silenzi di una persona stesa su un letto che non si rialzerà più. Questi racconti hanno il respiro e lo sguardo di Alice Munro, ma con un vantaggio: non è il freddo Canada, quello che fa da scenario, ma un Mediterraneo di carne e sangue. Il Silenzio del Lottatore è una raccolta che lascia la voglia di rileggere, di scoprire più a fondo quello che Rossella Milone ci racconta, perché sospettiamo che questa straordinaria scrittrice non ci abbia detto tutto, perché vogliamo aggiungere il tassello mancante alla storia, o forse perché abbiamo anche noi qualcosa da dire. O da tacere.

Troppa felicità – Alice Munro

TroppaFelicitaSarebbe troppo facile dire che vale la pena leggere i racconti di un Premio Nobel. Ma la cosa si fa interessante se la premiata è una scrittrice che ha dedicato la sua vita ai racconti, dando alla luce un solo romanzo. Alice Munro gioca con le sue storie: ce le fa sbirciare, anche solo in parte, ce le fa scoprire piano piano. Siamo spettatori non invitati dei suoi personaggi e delle loro bassezze, delle loro passioni, dei loro rancori.
In queste storie, niente è di troppo: non un aggettivo, una sensazione, un commento. Alice Munro non ci prende in giro con giri stilistici: ci mette davanti ai fatti, anche se non ce li svela subito del tutto. E’ tutto perfettamente lucido, ed è proprio questa lucidità che ci fa vedere con chiarezza la banalità del male di due bambine nei confronti di un elemento debole, o la dipendenza di una donna dal marito che ha ucciso i loro figli, o la ricerca della felicità, quella vera, quella “troppa”, di una meravigliosa matematica che amava scrivere romanzi.
Sì, sarebbe troppo facile dire che vale la pena leggere i racconti di un Premio Nobel. Ma che altro dire, quando sono così belli?

L’uomo che cadde sulla terra – Walter Tevis

Incipit: “Dopo tre chilometri di cammino arrivò a una città.”

l'uomo che cadde sulla terra

Il gentile e fragile Thomas Jerome Netwon “non era un uomo, eppure era molto simile a un uomo.” Una creatura dal passato incerto, dalla mente brillante, che riesce a mettere su una fortuna in poco tempo grazie alle sue invenzioni. Una creatura di un altro pianeta, giunto per salvare il proprio e per aiutare i terrestri a non distruggere la Terra.
Tevis non è un autore di fantascienza: ecco perchè quando ne scrive, tutto assume un significato ancora più profondo. Non ci fermiamo a una storia dalle diverse letture (da quella cristologica a quella autobiografica), ma scopriamo, riga dopo riga, come questo scrittore meraviglioso ci parli dell’incomunicabilità, della solitudine, della speranza e della fine dei sogni. E quanti più significati e messaggi possiamo trovare, tanto più semplice e cristallino è lo stile di Walter Tevis, che non ha bisogno di giri di parole, immagini seducenti ed espedienti ruffiani per dimostrarci che è uno di quei grandi scrittori che, per nostra fortuna, sono caduti sulla Terra.

Solo il mimo canta al limitare del bosco – Walter Tevis

Incipit: Mentre percorre a mezzanotte la Quinta Strada, Spofforth comincia a fischiettare.

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Walter Tevis non è solo lo scrittore che ci ha regalato storie diventate ottimi film come “Lo spaccone”, “Il colore dei soldi” o “L’uomo che cadde sulla Terra”. Tevis è uno che sa raccontare una storia in modo da farci entrare senza volerne uscirne più, neanche dopo l’ultima pagina. Neanche quando il contesto non è dei più felici, come un futuro vuoto, dominato dai robot e dall’assenza di contatti umani, ma soprattutto dall’assenza di libri. Il mondo di “Solo il mimo canta…” è un mondo in cui le persone non sanno leggere, i libri sono una leggenda di cui qualcuno ha forse sentito parlare e la popolazione trascorre i propri giorni avvolta in una nebbia di droghe e antidepressivi. Ma quello che succede quando Paul Bentley scopre un libro e impara a leggerlo è qualcosa di straordinario. Scopre che i segni stampati su carta sono lettere, e l’unione di lettere sono parole e le parole formano frasi, pensieri, emozioni. Che chi legge comincia a farsi domande, e se vuole può trovare anche le risposte. Che leggendo si può entrare in empatia con le altre persone, e allora ogni libro diventa un sogno, un’idea, una speranza.
C’è un po’ del “Mondo nuovo” di Huxley, un po’ di “Fahrenheit 451” e qualcosa che ricorda “Brazil” di Gilliam, tra queste pagine. Ma soprattutto c’è la voce di uno scrittore imperdibile, che ci racconta una storia che tutti dovremmo sentire.

 

Pastorale Americana – Philip Roth

Incipit: “Lo Svedese. Negli anni della guerra, quando ero ancora alle elementari, questo era un nome magico nel nostro quartiere di Newark, anche per gli adulti della generazione successiva a quella del vecchio ghetto cittadino di Prince Street che non erano ancora così perfettamente americanizzati da restare a bocca aperta davanti alla bravura di un atleta del liceo. Era magico il nome, come l’eccezionalità del viso.”

pastorale americana

Avrei potuto lasciare solo le prime due parole come incipit che rappresenta questa storia: “Lo Svedese”. Anche a distanza di anni, chi ha letto questo libro non dimentica l’effetto di questo soprannome, e di questo personaggio. Chi è lo Svedese, qual è la sua storia? E’ una storia di successo, di  gloria, di realizzazione del Sogno Americano? Oppure è tutto quello che si nasconde dietro questo sogno, dietro le apparenze della famiglia perfetta, della moglie bellissima, della carriera? Lo Svedese è ammirato, è un esempio, un punto d’arrivo. Ma dentro di sè, dentro la sua vita, è disperatamente vuoto. Talmente vuoto da non avere la forza di salvare la figlia, talmente vuoto da non reagire al tradimento della moglie. Così vuoto da assistere inerme al disfacimento del Sogno, tra le bombe del Vietnam e sotto i riflettori dello scandalo Watergate.

Questo romanzo è imperdibile, uno dei più belli scritti da Roth, che grazie a Pasorale Americana ha vinto il Pulitzer. E chissà se, per questo e altri meravigliosi romanzi che ci ha donato, quest’anno ce la farà ad aggiudicarsi il Nobel.

Dieci Dicembre – George Saunders

172_saunders_dieci_dicembre_x_giornaliIncipit del racconto “Fuga dall’ Aracnotesta”:
“Flebo?”, disse Abnesti dall’altoparlante.
“Cosa c’è dentro?”, dissi io.
“Spiritoso”, disse.
“Affermativo”, dissi.
I dieci racconti contenuti in questo libro, sono solo un esempio di quello che Saunders è capace di fare. Ovvero raccontare, con precisione allarmante, gli aspetti più scomodi della nostra società. E lo fa con ironia, con la creazione di situazioni surreali in cui vivono personaggi dal carattere realissimo, a volte con malinconia. E così, entriamo in un laboratorio in cui cavie umane sperimentano gli effetti di sostanze capaci di far innamorare o disamorare a piacimento, o seguiamo la maldestra ascesa di un uomo e la sua famiglia leggendo il suo Diario per i Posteri, e lo facciamo ridendo, rabbrividendo, trattenendo il fiato, restando senza parole.

Questo distillato di sarcasmo e verità assolute è disponibile qui.

L’amore e altre forme d’odio – Luca Ricci

Explicit: “Però sapeva cogliere l’essenziale, questo era il punto. Nessuno disse o fece niente, non potendone più di sentirmi i suoi occhi addosso fissai la moquette. Ci affondavamo come in una sabbia mobile.”

copAnche stavolta niente incipit, ma un explicit bellissimo e rivelatore, che descrive perfettamente quello che sa fare Luca Ricci con i personaggi delle sue storie: ne sa cogliere l’essenziale, con una naturalezza stupefacente. Ed essenziale è anche la sua scrittura: bastano poche frasi, poche parole scelte con cura per raccontare con immagini precise l’apatia, la violenza sottile, il rancore, l’erotismo delle coppie che vivono tra queste pagine. E cosa fanno questi uomini e donne perseguitati dalla ricerca dell’amore e della felicità, sempre che l’uno sia conseguenza dell’altro? Niente. Si sentono addosso gli occhi dello scrittore, che ne scruta l’animo e ce ne regala una storia. Affondano nell’immobilità del quotidiano, nelle incertezze, nelle frustrazioni, nelle piccole vittorie inutili. “L’amore e altre forme d’odio” raccoglie 21 storie brevi che si fanno leggere tutte d’un fiato e che, soprattutto, viene voglia di rileggere. Per ricercare quella sfumatura in più, quell’aggettivo che non avevamo notato, quel significato che ci era sfuggito.
Ecco il bello di questi racconti brevi: che durano molto molto a lungo.

Se cercate l’amore potete trovarlo, insieme alle altre forme d’odio, su Amazon o su lafeltrinelli.it