L’uomo che cadde sulla terra – Walter Tevis

Incipit: “Dopo tre chilometri di cammino arrivò a una città.”

l'uomo che cadde sulla terra

Il gentile e fragile Thomas Jerome Netwon “non era un uomo, eppure era molto simile a un uomo.” Una creatura dal passato incerto, dalla mente brillante, che riesce a mettere su una fortuna in poco tempo grazie alle sue invenzioni. Una creatura di un altro pianeta, giunto per salvare il proprio e per aiutare i terrestri a non distruggere la Terra.
Tevis non è un autore di fantascienza: ecco perchè quando ne scrive, tutto assume un significato ancora più profondo. Non ci fermiamo a una storia dalle diverse letture (da quella cristologica a quella autobiografica), ma scopriamo, riga dopo riga, come questo scrittore meraviglioso ci parli dell’incomunicabilità, della solitudine, della speranza e della fine dei sogni. E quanti più significati e messaggi possiamo trovare, tanto più semplice e cristallino è lo stile di Walter Tevis, che non ha bisogno di giri di parole, immagini seducenti ed espedienti ruffiani per dimostrarci che è uno di quei grandi scrittori che, per nostra fortuna, sono caduti sulla Terra.

Solo il mimo canta al limitare del bosco – Walter Tevis

Incipit: Mentre percorre a mezzanotte la Quinta Strada, Spofforth comincia a fischiettare.

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Walter Tevis non è solo lo scrittore che ci ha regalato storie diventate ottimi film come “Lo spaccone”, “Il colore dei soldi” o “L’uomo che cadde sulla Terra”. Tevis è uno che sa raccontare una storia in modo da farci entrare senza volerne uscirne più, neanche dopo l’ultima pagina. Neanche quando il contesto non è dei più felici, come un futuro vuoto, dominato dai robot e dall’assenza di contatti umani, ma soprattutto dall’assenza di libri. Il mondo di “Solo il mimo canta…” è un mondo in cui le persone non sanno leggere, i libri sono una leggenda di cui qualcuno ha forse sentito parlare e la popolazione trascorre i propri giorni avvolta in una nebbia di droghe e antidepressivi. Ma quello che succede quando Paul Bentley scopre un libro e impara a leggerlo è qualcosa di straordinario. Scopre che i segni stampati su carta sono lettere, e l’unione di lettere sono parole e le parole formano frasi, pensieri, emozioni. Che chi legge comincia a farsi domande, e se vuole può trovare anche le risposte. Che leggendo si può entrare in empatia con le altre persone, e allora ogni libro diventa un sogno, un’idea, una speranza.
C’è un po’ del “Mondo nuovo” di Huxley, un po’ di “Fahrenheit 451” e qualcosa che ricorda “Brazil” di Gilliam, tra queste pagine. Ma soprattutto c’è la voce di uno scrittore imperdibile, che ci racconta una storia che tutti dovremmo sentire.

 

Kafka sulla spiaggia – Haruki Murakami

kafka sulla spiaggiaIncipit: “- E così il denaro sei riuscito a trovarlo? – chiede il ragazzo chiamato Corvo. Il modo di parlare è il solito, un po’ strascicato. Come di uno che si è appena svegliato dopo una lunga dormita e ha i muscoli della bocca ancora intorpiditi. Ma il suo è solo un atteggiamento: in realtà è perfettamente sveglio. Come sempre.”

Il mondo onirico di Murakami al suo massimo splendore. Non aspettatevi di trovare un senso in questa storia, perchè forse non c’è. Ed è proprio questo il bello delle storie che ci racconta Murakami. Perchè se ti racconta di un uomo chiamato Nakata che parla con i gatti, tu gli devi credere, e facendolo adorerai quell’uomo, e piangerai per lui. E se lo scrittore ti porta in un labirinto dove si intrecciano vite, con la musica e la letteratura che sono sempre presenti in tutto quello che Murakami scrive, tu seguilo. Kafka sulla spiaggia ci parla di una ricerca, quella di un ragazzo di quindici anni e di un meraviglioso vecchio che non dimenticheremo mai, e della nostra ricerca di ogni giorno, quella del nostro posto nel mondo e del nostro destino, a cui a volte non possiamo opporci. La cosa più bella che possiamo fare è abbandonarci nelle mani dello scrittore e seguirlo, ovunque ci porti, leggere questo libro, e ringraziare Murakami-san che lo ha scritto per noi.

Il Maestro e Margherita – Bulgakov

Incipit: “All’ora del caldo tramonto primaverile comparvero a Patriarsi Prudì due signori.”

Se dovessi definire con un solo termine Il Maestro e Margerita, quell’aggettivo sarebbe “follia”. Una follia liberatoria, felice, leggera eppure densa di significati, di riferimenti e dalle molteplici letture. E Margherita, ah, Margherita. Lei è la Donna, l’amore, la sensualità, il coraggio e la dolcezza, che trova la sua affermazione diventando stregaMaestro e Margherita. Tutto è memorabile, in queste pagine: il suo amore con il Maestro, il diavolo Voland, i personaggi grotteschi che prendono in giro la Russia burocratica e ottusa. Un romanzo imperdibile, che ci fa volare. Come Margherita, nuda e bellissima, a cavallo della sua scopa.

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Expo 58 – Jonathan Coe

CoeExpo58Incipit: “In una nota datata 3 giugno 1954, l’ambasciatore del Belgio a Londra trasmetteva un invito al governo di Sua Maestà britannica: un invito a partecipare a una nuova Fiera mondiale che i belgi chiamavano l’Exposition Universelle et Internationale de Bruxelles 1958”.

Jonathan Coe torna in piena forma: si riscatta dopo le ultime  uscite un po’ deludenti e torna ad essere il Coe scanzonato e ironico de “La banda dei brocchi”. In “Expo 58” ci sono tutti gli ingredienti per una lettura leggera ma non scialba: una spy story, una love story, la guerra fredda, la guerra interiore del protagonista diviso tra il focolare domestico e la voglia di nuove avventure. Il tutto condito da una bella dose di british humour. Perfetto da leggere in treno, magari in viaggio verso Milano, per entrare in pieno mood Expo.

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